Lunigiana. Miele, l’annata è quasi un disastro e le api rischiano di morire di fame

di Natalino Benacci –

In tre anni gli apicoltori lunigianesi hanno visto dimezzata la produzione.

Le gelate primaverili e una terribile siccità hanno falcidiato gli alveari in tutta Lunigiana. Senza contare le criticità dovute all’arrivo di insetti come la vespa vellutina che costituisce una minaccia per la sopravvivenza delle api. Risultato: produzioni dimezzate e in alcuni casi azzerate con conseguente stato di crisi degli apicultori.

«Prosegue il momento negativo dell’apicoltura lunigianese che da tre anni ha più che dimezzato la capacità produttiva dell’unico miele Dop riconosciuto dall’Unione Europea – spiega Luciano Bertocchi, apicultore e tra i fondatori della Dop lunigianese con i colleghi Ernesto Galanti e Lauro Camparini -. Il quadro metereologico negativo con fioriture anticipate, seguite da gelate primaverili ha abbattuto drasticamente le produzioni del miele di castagno e dell’acacia. Stesso destino per il millefiori. E la siccità ha aggravato la situazione con perdita di altre tipologie di miele. Si sono salvate un po’ solo le zone montane. Ora la situazione è drammatica perché le api sono senza riserve, rischiano di morire di fame, vanno nutrite artificialmente e trattate per le note malattie, come la varroa e altri insetti anomali». In questa situazione di emergenza le modeste produzioni ottenute avrebbero anche caratteristiche differenti rispetto alle prescrizioni della Dop. Se poi ci si mette la superproliferazione dell’ailanto, la pianta infestante che tende a soppiantare l’acacia, il quadro diventa preoccupante.

In Lunigiana c’è un’antica tradizione del settore dell’apicoltura, tanto che proprio questo territorio dopo anni di impegno col ricorso ad analisi scientifiche e ricerche espletate all’Università di Perugia nel 2004 è riuscito ad ottenere l’unica Dop del miele dall’Unione Europea. Era stato scoperto un componente «segreto» del miele della Lunigiana che garantisce caratteristiche uniche al prodotto, premiato in decine di manifestazioni nazionali. Le api sono un perfetto indicatore biologico che sottolinea lo stress botanico causato dal cambiamento climatico: le piante non secernono più polline com’è sempre stato e le api sono andate in crisi così come la produzione di miele. Il risultato? Meno miele dop sugli scaffali, un aumento probabile dei prezzi senza contare le possibili frodi da parte di «agropirati» stranieri. E allora come sarà possibile riconoscere il miele tricolore?

«ATTRAVERSO l’etichettatura obbligatoria – spiega Maurizio Fantini, direttore Coldiretti Massa Carrara – poiché dal 2004, grazie alla nostra battaglia, deve essere indicato il paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Quindi occhio all’etichettatura per non acquistare miele straniero». La parola «Italia» deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso dell’import del miele da più paesi dell’Unione Europea, il consumatore dovrà trovare l’indicazione «miscela di mieli originali della Ce» o «miscela di mieli non originari della Ce».

www.lanazione.it